Come clonare un sito WordPress, e distruggere la concorrenza

Pubblicato in Digital il 20 giugno 2014

Recentemente ci è capitato di assistere alla messa in atto di una tecnica particolarmente subdola, applicata ad un sito WordPress. Hacker o altri malintenzionati sono piuttosto comuni nella rete, ma il caso che segue non lo auguriamo neppure al nostro peggior nemico.

Di cosa si tratta? Il sito di un’azienda alberghiera locale (di cui scegliamo di non citare il nome) si è vista clonare il sito in maniera quasi perfetta. Il nuovo sito, quasi identico all’originale, non solo ha tentato di sottrarre traffico web tramite i motori di ricerca, ma ha anche tentato di fare leva sulla reputazione dell’azienda per vendere servizi e prodotti non correlati.

La copia del sito

L’azienda alberghiera in questione aveva realizzato il suo sito utilizzando un template di wordpress già pronto. Questi template sono abbastanza economici; il grosso svantaggio è che chiunque può scaricare lo stesso template e realizzare un sito molto simile. L’azienda poi, aveva scelto di non sostituire le immagini fornite di serie con il tema, di fatto consentendo al malintenzionato di costruire un sito in tutto e per tutto identico all’originale con estrema facilità.

Il tutto, purtroppo, è perfettamente legale. La licenza del tema in questione, infatti, non contempla l’utilizzo esclusivo dello stesso e pertanto nulla possiamo fare se qualcuno utilizza lo stesso identico design!

Il malintenzionato è stato anche abbastanza furbo da sostituire il nome ed il logo con uno simile, ma non identico. Anche il nome a dominio è stato scelto per confondere il visitatore e portarlo a credere di trovarsi all’interno del sito originale.

Il tentativo di affossamento del sito originale

Una volta acquisito il consenso dalla vittima a monitorare il sito, abbiamo scoperto che il malintenzionato è andato oltre la semplice operazione di copia. Ha infatti posto in atto una serie di tecniche SEO malevole, in gergo negative SEO, mirate a danneggiare il sito originale ed escluderlo dai risultati della ricerca.

Per nostra fortuna, le tecniche utilizzate
sono state troppo aggressive

Allo stesso tempo, abbiamo appurato che il malintenzionato stava mettendo in atto una serie di tecniche SEO molto aggressive nei confronti della sua copia del sito. Queste tecniche prevedevano l’utilizzo di un network di siti web, che fornivano link e visibilità al sito clone, e che a loro volta erano supportate da un network più esteso di pagine web minori, che fornivano ulteriore promozione.

Per nostra fortuna, le tecniche utilizzate sono state troppo aggressive, ed il sito, dopo un periodo iniziale di visibilità nei risultati, è successivamente stato penalizzato dal motore di ricerca.

Come siamo intervenuti

La prima cosa che abbiamo fatto è stata riprogettare il sito con un design e foto originali. In questo modo, qualsiasi tentativo di copia potrà essere denunciato alle autorità competenti, in quanto la creatività del sito fa capo al copyright aziendale.

Tenendo conto del tipo di tecniche utilizzate dal malintenzionato, abbiamo scelto di combattere la quantità con la qualità, sviluppando un blog aziendale aggiornato con cadenza regolare e promosso presso tutti i canali dell’azienda. L’adeguata promozione online ed offline ha consentito, nel giro alcune settimane, di costruire un buon numero di link in ingresso “buoni” e dei segnali sociali che hanno messo al riparo il sito dagli effetti malevoli dei link negativi (che stiamo provvedendo ad eliminare).

La nuova piattaforma web, più ottimizzata per i motori, e la crescente quantità di contenuto aggiornato sul sito, rendono oggi il sito molto difficile (se non impossibile) da battere nei risultati dei motori per le keyword specifiche relative all’azienda, di fatto mettendo il business al riparo da nuovi tentativi di mistificazione.

Abbiamo anche provveduto a segnalare il caso all’autorità competente ma, purtroppo, è molto probabile che il malintenzionato abbia utilizzato connessioni proxy per effettuare le operazioni, rendendo di fatto impervio il tentativo di identificazione dello stesso.

E voi, avete storie controverse da raccontare? Vi ascoltiamo!

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