Internet in Italia; più che essere indietro, facciamo proprio pena

Pubblicato in Audacia il 07 agosto 2014

Brutte notizie per gli internettiani nostrani. I dati ufficiali sull’utilizzo e sulla velocità internet in Italia mettono nero su bianco quello che molti, evidentemente a ragione, sospettavano da tempo. La velocità del network italiano è tra le meno performanti in Europa e, per quel che riguarda le statistiche sulla diffusione, la situazione non è certo migliore.

Questo è un grafico che illustra la velocità media di connessione nei paesi europei. Se non riuscite a trovare il nostro paese , ve lo indico io. Siamo penultimi, li, in basso a destra.
velocita-internt-italia

Questo dato incontrovertibile illustra che siamo indietro, e di molto, rispetto ai maggiori paesi europei. Ma anche che nazioni come l’Irlanda, le cui vicissitudini economiche e sociali sono evidenti, ci stanno facendo le scarpe. Assieme a Grecia, Cipro e Croazia, l’Italia è infatti fanalino di coda, con velocità, possiamo proprio dirlo, ridicole rispetto a quelle medie europee. Stupisce in positivo la Romania, le cui attuali offerte di network sono per noi semplicemente fantascienza. I principali ISP rumeni offrono connessioni a banda larga con velocità minima pari a 100mb/s a prezzi inferiori ai 10 € mensili. Una connessione da 1000mb/s costa all’incirca 12 € al mese.

In Italia mancano le caratteristiche strutturali per raggiungere tali prestazioni. Qualcuno avrebbe dovuto investire per ammodernare la rete, ma evidentemente non lo ha fatto. I prezzi competitivi della rete rumena dimostrano, tra l’altro, che gli investimenti, anche se ingenti, garantiscono un ritorno, tanto da poter offrire internet a prezzi molto competitivi.

Statistiche di utilizzo

Potrebbe andare meglio sul fronte utilizzo internet? Potrebbe, ma invece non va. Si, è vero che in Italia il numero di smartphone e tablet è in costante e deciso aumento, e con esso il traffico internet generato dai dispositivi mobili. Ma questo dato non è comunque sufficiente per metterci in pari. Le percentuali sono infatti penalizzate dalla scarsa diffusione delle reti casalinghe a banda larga.

diffusione-internet-italia

E’ necessario constatare che in questa statistica l’Italia è in linea con paesi che, sulla carta, dovrebbero essere indietro di un decennio sul fronte dell’industrializzazione, e perde più di 20 punti nei confronti di Francia, Germania e Regno Unito. Questo significa che, se nei paesi continentali 15-20 persone su cento non hanno accesso ad internet, questo numero aumenta a 40 nella penisola italiana. Una differenza che deve fare riflettere.

Uno stallo allarmante?

Recessione. Mancanza di riforme strutturali. Mancanza di strategie di ampio respiro. Una cantilena che siamo abituati a sentire quotidianamente. Lo stallo italiano, non solo economico, ma sopratutto culturale, è ben più esteso e preoccupante di un paio di statistiche sulla velocità di internet in Italia. In tutta onestà, non dispongo degli strumenti adatti per identificare e capire i perché di questa stagnazione così profonda e complessa. Non tenterò quindi di lanciarmi in improbabili analisi socio economiche, che tanto vado di moda tra gli odierni opinionisti telematici. Mi limiterò a trascrivere una frase che, nella sua semplicità, riassume i contorni del problema:

tra dieci anni saremo noi
a dover emigrare in Romania

Questa frase l’ho sentita oggi, e sono convinto nasconda un pericolosissimo fondo di verità. Lo status di paese ricco, industrializzato, e con esso l’influenza politica sull’ambiente europeo, non è scontata. Paesi oggi considerati di secondo piano hanno già attuato una serie di manovre strutturali che non mancheranno di portare i loro frutti negli anni avvenire. In questi paesi si progettano, si pianificano, si costruiscono gli scenari del futuro. Se l’Italia vorrà far parte di questo futuro, è bene iniziare sin da ora con riforme strutturali serie ed adeguate, ma ancor prima è necessario lavorare sul piano culturale, invitando e formando all’iniziativa imprenditoriale, alla strategia ed alla visione di lungo termine.

 

Note

Malgrado i nostri sforzi, non siano riusciti a rintracciare i creatori delle grafiche utilizzare nell’articolo. Se qualcuno fosse a conoscenza di questa informazione, lo preghiamo cortesemente di contattarci per conferire all’autore il dovuto credito.

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