Negative seo: riconoscerlo ed eliminarlo

Pubblicato in Digital il 18 luglio 2014

In questo articolo parleremo di negative search engine optimization; spiegheremo di cosa si tratta, chi sono le potenziali vittime, quali i segnali di allarme e quali le soluzioni per ripristinare la situazione di normalità, eliminando eventuali penalità venutesi a creare a causa degli attacchi.

Cos’è la negative SEO?

Ci pare giusto iniziare con una definizione del problema. La negative seo è, come può suggerire la parola stessa, l’esatto opposto delle tecniche seo. Se, mediante le search engine optimization, si attuano sforzi finalizzati a rendere un sito più visibile all’interno dei risultati di ricerca, con il seo negativo lo sforzo è invece finalizzato a penalizzare siti web differenti dal proprio. Le modalità di attacco e le cause più comuni sono legate alla creazione di una grande quantità di link di bassa qualità che puntano alle pagine prescelte come vittime. In questo modo, il sito verrà associato ad attività di spam o comunque illecite, e le probabilità che venga penalizzato aumentano esponenzialmente.

negative seo illustration

Anche se qualsiasi sito può essere oggetto di seo negativo, alcune tipologie di siti sono maggiormente esposte al rischio. I siti più esposti sono quelli che non godono di una particolare autorevolezza perché, ad esempio, non vengono aggiornati spesso e non possiedono un grande numero di collegamenti in entrata. Maggiore è infatti la dimensione e l’autorevolezza del sito, minore è l’effetto potenziale di attacchi di questo genere. Grandi portali come Amazon o Wikipedia, tanto per citarne un paio, possiedono un numero così elevato di pagine e di link in entrata, che qualsiasi tipo di attacchi risulterebbe poco più che una goccia nel mare del loro network. Al contrario, un sito aziendale o personale di modeste dimensioni (indicativamente, meno di 2-300 pagine) con pochi link in ingresso, sarà maggiormente soggetto al problema.

I segnali tipici e la verifica

Un sito colpito da seo negativo vedrà diminuire progressivamente il traffico proveniente dai motori di ricerca. Le pagine verranno colpite da penalizzazioni; il sito apparirà meno spesso nei risultati di ricerca, ed in posizioni sempre più arretrate. Nei casi più estremi (per fortuna, assai rari) il sito potrebbe sparire completamente dall’indice dei motori di ricerca. Il fenomeno potrà verificarsi in modo repentino, oppure più graduale, a seconda delle caratteristiche del sito e dell’attacco.
Utilizzando uno strumento per le statistiche web, ad esempio Google analytics, sarà possibile, nella maggior parte dei casi, individuare il periodo in cui il fenomeno ha avuto inizio e tentare di agire con tempestività per risolvere il problema.

serp drop

Il secondo segnale principale da considerare è il link profile del sito. La modalità più comune di negative seo è l’invio di grandi quantità di link di bassa qualità. Un’affluenza improvvisa e consistente di link in entrata, magari provenienti da siti di dubbia qualità e con anchor text a rischio spam, è da considerarsi un serio segnale di allarme.
Possiamo utilizzare gli strumenti per i webmaster, strumento il cui utilizzo è consigliato in ogni caso, per tenere d’occhio i link in entrata e verificare periodicamente l’afflusso di link al sito. Esistono inoltre strumenti più avanzati, gratuiti o a pagamento, che consentono di analizzare in modo approfondito provenienza e qualità dei link. Tra gli strumenti più utilizzati troviamo majestic seo, open site explorer e ahrefs. Tutti e tre i servizi offrono un piano gratuito, limitato nelle funzionalità ma comunque estremamente utile.

Un segnale molto esplicito è l’avviso, sempre verificabile nei webmaster tools, di azioni manuali intraprese nei confronti del sito. I motori di ricerca, di tanto in tanto, verificano manualmente situazioni sospette, e penalizzano i siti ritenuti maliziosi. Fortunatamente, le azioni manuali possono essere risolte mediante una richiesta di rivalutazione del sito, a patto però che venga eliminata la causa della penalizzazione – cosa che analizzeremo nel corso dell’articolo.

Quali sono le categorie di link sospette?

Negli ultimi due anni Google ha messo un atto un famigerato aggiornamento dei suoi algoritmi denominato Penguin. Questo aggiornamento, che tra l’altro continua ad essere rifinito e migliorato, ha come obiettivo la penalizzazione di tutta una serie di link di bassa qualità che, in passato, venivano utilizzati in modo spregiudicato (ed in quantità industriali) per aumentare la visibilità dei siti web.

Penguin ha notevolmente ridotto l’efficacia di queste tecniche introducendo penalizzazioni mirate. Ma il rovescio della medaglia, un effetto non da poco, è che oggi far penalizzare il sito di un concorrente mediante spam è più facile, proprio perché il controllo da parte di Google sulla qualità dei link è molto più severo. Queste tecniche, oggi più che mai oggetto di discussione tra gli esperti di posizionamento, prendono appunto il nome di negative seo.

Come difendersi questo fenomeno? La parola d’ordine, oggi, è eliminare qualsiasi tipo di link che, agli occhi dei motori, possa risultare innaturale, artificioso, sospetto o di bassa qualità. In poche parole, i motori vogliono che tutti i link che raggiungono le nostre pagine siano creati in modo naturale da altri webmaster che, trovando il nostro contenuto particolarmente interessante, abbiano deciso di creare un collegamento all’interno delle loro pagine verso il nostro sito. E’ chiaro quindi che collegamenti provenienti da fonti facilmente manipolabili, come ad esempio commenti di blog, firme sui forum, profili sui social media, non siano visti di buon occhio, specialmente se prodotti in grande numero ed in un periodo di tempo limitato.

Se notiamo un afflusso repentino di link in entrata al sito, possiamo cercare di individuare degli specifici segnali di allarme che sono abbastanza tipici:

  • link da domini di bassa qualità o deindicizzati
  • link da pagine non a tema con il sito
  • molti link provenienti dallo stesso dominio
  • link provenienti da siti quasi identici tra loro
  • link da commenti di blog, profili di forum
  • l’anchor text dei link è sempre lo stesso
  • l’anchor text contiene parole volgari o tipiche dello spam

Forse non è necessario, ma vogliamo comunque consigliare alle aziende di non darsi la zappa sui piedi, ovvero, di non utilizzare nella loro strategia la creazione di link di scarsa qualità; come ad esempio iscrizioni in massa a directory, commenti sui blog, firme di forum, ecc. Da evitare anche tutti i servizi che promettono, con una spesa di qualche decina di euro, di portare il sito nella prima parte dei motori di ricerca o di far acquisire link provenienti da siti importanti. Gli ultimi aggiornamenti di Google colpiscono proprio questo genere di tecniche!

Risoluzione del problema

Richiesta di eliminazione del link ai gestori dei siti

La prima soluzione, la più diretta e radicale, è richiedere l’eliminazione dei link sospetti ai responsabili delle pagine di provenienza. Dovremmo quindi armarci di pazienza, rintracciare i recapiti, e contattare direttamente i responsabili dei siti in questione, per poi richiedendo cortesemente la cancellazione del link.
Il punto debole di questa tecnica è abbastanza evidente. Nel caso i link in questione fossero effettivamente stati creati per errore o in modo inconsapevole, certamente non troveremo alcun problema nell’ottenere l’eliminazione. Nel caso ci trovassimo di fronte ad un attacco intenzionale, protratto da un concorrente o da persone attuano il negative seo per professione, difficilmente la nostra richiesta troverebbe riscontri positivi..

Richiesta di eliminazione del link a Google

Nel caso non sia possibile richiedere l’eliminazione diretta del link, la strada migliore da percorrere è notificare ai motori di ricerca che un certo gruppo di link sono da noi indesiderati, e che la loro creazione è estranea alla nostra volontà. In questo modo daremo modo ai motori di scontare l’effetto che questi link hanno sul nostro sito, risolvendo, almeno in parte, eventuali penalizzazioni ad esso attribuite.

disavow tool

A tale scopo, da qualche tempo sia Bing che Google mettono a disposizione uno strumento denominato Disavow link tool. Lo strumento nasce proprio per placare le polemiche, da un po’ di tempo parecchio insistenti, relative alla facilità con cui un malintenzionato possa tentare di penalizzare un sito mediante azioni di negative seo.
Per utilizzare questo strumento, dovremmo anzitutto procurarci una lista di pagine i cui link puntano al nostro sito. Possiamo farlo utilizzando i già citati webmaster tools che i due portali mettono a disposizione, accedendo alla lista di link che puntano al sito ed esportando la suddetta lista. Dovremmo poi, armati della solita pazienza, effettuare una ricerca ed analisi di ogni link, dividendoli in gruppi di “buoni” e “cattivi” in base ai segnali di qualità degli stessi. I “buoni” non necessitano di alcuna azione. I “cattivi” dovranno invece essere inseriti in un file di formato .txt, uno per riga, e poi caricati nel disavow link tool. Un file .txt è un file di testo che può essere creato per mezzo di una normale applicazione di word processing.

Rimuovere completamente la pagina

Ma può accadere che, nonostante tutti i nostri sforzi, non siamo in grado di rimuovere tutti i link che puntano ad una pagina specifica. Oppure, nonostante l’attività di rimozione, nuovi link indesiderati continuino a raggiungere la pagina.
In questo caso esiste una soluzione estrema, e non priva di effetti collaterali: eliminare le pagine in questione dall’indice dei motori di ricerca. Eliminare la pagina per mezzo di un errore 404 (pagina non trovata) o ancor meglio 410 (pagina rimossa definitivamente), avrà l’effetto di neutralizzare, almeno in parte, l’effetto negativo dei link che puntano a quella specifica pagina.

Come anticipato, questa tecnica dovrebbe essere considerata come misura estrema; insomma un’ultima spiaggia, dati i suoi effetti collaterali. La rimozione, infatti, comporta inevitabilmente la perdita del traffico web e dei link “buoni” verso quella pagina. Inoltre, applicare questa tecnica alla homepage è improponibile; se la homepage del sito risulta irraggiungibile, il visitatore potrebbe pensare che l’intero sito sia offline, oppure che il sito sia insicuro, o mal gestito.

Personalmente, non applico mai questa tecnica, perché la considero come una vittoria del seo negativo contro il contenuto di qualità. Essere costretti a modificare il contenuto del nostro sito, o addirittura eliminarlo per fronteggiare azioni ostili provenienti dall’esterno, è una sconfitta per tutti, ed impoverisce la qualità dei contenuti che si possono reperire in rete.

Come prevenire il problema

Monitoraggio costante

Monitore costantemente l’evoluzione dei link in entrata, per mezzo di strumenti appositi, anche gratuiti, è fondamentale. Questa attività ci consentirà di agire tempestivamente, mettendo in atto le soluzioni proposte nella prima parte dell’articolo. Sfortunatamente, non esiste un trucco o una tecnica semplice che possa metterci al riparo da questi pericoli in modo automatico e permanente. Per stroncare sul nascere qualsiasi forma di seo negativo, il monitoraggio rimane quindi la forma di prevenzione migliore ed assolutamente essenziale.

Aumentare l’autorevolezza

Abbiamo già accennato al fatto che siti importanti ed autorevoli sono messo soggetti agli effetti del negative seo. Aumentare dimensioni, popolarità e traffico al sito non è certo un’impresa da poco. Si tratta di un obiettivo che richiede strategia, costanza e dedizione, e non può essere improvvisato senza possedere del contenuto apprezzato dagli utenti.
Possiamo però iniziare da subito, cercando, ad esempio, di sviluppare contenuti che possano essere spontaneamente condivisi dagli utenti, producendo quindi link in entrata positivi. Possiamo anche cercare ed adattare i contenuti esistenti, ottimizzandoli per determinate parole chiare e rendendoli quindi più presenti all’interno dei risultati di ricerca.

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