Le opportunità di export del made in Italy in Russia, Cina e paesi emergenti

Pubblicato in Audacia il 01 agosto 2014

L’export in Russia, Cina ed Emirati Arabi dominerà il periodo 2014-2019. Ma si tratta veramente delle destinazioni migliori, oppure sussistono opportunità ugualmente interessanti presso altri bacini economici?

Questa reference si propone di incrociare i dati del V edizione della ricerca “Esportare la dolce vita”, edita da Confindustria, con ulteriori indicazioni, atte a stabilire il livello di export-friendliness, ovvero la facilità di fare impresa e finalizzare l’esportazione, nei nuovi mercati: paesi come Russia, Cina ed Emirati Arabi, già sotto gli occhi di tutti, ma anche paesi in forte trend di sviluppo come Malesia, Messico, Cile e Tailandia. I 6 macro settori produttivi presi in considerazione dalla ricerca sono: abbigliamento, arredamento, alimentare, gioielleria, calzature, ottica.

Dove è più facile fare impresa?

Abbiamo incrociato i dati proposti da Confindustria con quelli prodotti dall’International Finance Corporation. IFC mette a disposizione una classifica delle principali economie mondiali. Paesi posizionati ai primi posti in classifica offrono condizioni ideali per la gestione e la creazione di nuovi business. La classifica è compilata generando una media tra 10 differenti criteri di giudizio.

ranking economy

Come si posizionano nella classifica i 30 paesi presi in considerazione da Confindustria? Prendendo in considerazione i paesi leader per l’export, Russia, Cina ed Emirati Arabi, qualche sorpresa salta subito all’occhio.

Con la posizione numero 23 nel ranking generale, il quarto alla voce “trading across borders”, ed l’importo dei dazi pari al 4,9% del valore, gli Emirati Arabi costituiscono un terreno assai fertile per le attività di export italiano. Da segnalare il fantastico primato alla voce “paying taxes” che non manca di fare felice più di qualche investitore. Meno buoni di dati su contratti ed insolvenze – in questo caso decisamente sotto la media. Altri dati, come quelli molto positivi sull’accesso al credito, sono forse meno irrilevanti ai fini dell’export, ma rappresentano ugualmente un dato interessante.

Notizie contrastanti arrivano dai dati Russi. La posizione numero 92 nel ranking generale non è certo esaltante. Da considerare negativo il piazzamento al posto 157 per la voce “trading across borders”. A supportare l’enfasi posta da Confindustria sul mercato Russo è senza dubbio l’entità dei dazi, pari al 5% del valore della merce, un valore tra i più bassi nel gruppo dei 30 paesi analizzati. Positivi anche i dati su contratti ed insolvenze.

Dati contrastanti anche per il mercato asiatico. La Cina si piazza al 96° posto nella classifica generale, un risultato non certo eccezionale, che si somma ad un valore medio del 21% per il valore dei dazi. La buona notizia è che i dati sensibili per le attività di export sono invece relativamente nella media e migliori di quelli russi, seppure anche in questo caso non possiamo parlare di risultati eccezionali.

Tra i 30 paesi analizzati da Confindustria spiccano senz’altro due economie per molti versi opposte. Da un lato gli Stati Uniti, che si confermano terreno prospero per gli investimenti, totalizzando il quarto posto generale ed il 22° per la voce “trading across borders”, dall’altro la Malesia, economia emergente che, con il suo sesto posto generale, dazi incredibilmente bassi (1,4%), e il quarto posto per dimensioni assolute della domanda, entra di diritto nel gruppo di paesi da prendere in seria considerazione.

Ci è sembrato infine d’uopo inserire nella grafica anche il piazzamento dell’Italia, se non altro per fornire un termine di paragone con una realtà che le imprese italiane ben conoscono. La posizione generale numero 66 non è certo gran cosa; molto forte è l’impatto negativo generato dalla pressione fiscale, in posizione 138 – purtroppo non possiamo dire che si tratti di una sorpresa.

export dazi

I nuovi ricchi, tra potere d’acquisto e ricerca di uno status

Nonostante tutto l’Italia rimane, agli occhi del mondo, un simbolo di design, creatività, buona cucina e qualità. In una parola, dolce vita. L’export del made in Italy è un’aspetto altamente strategico per le aziende che producono il “bello e ben fatto”, se non altro per compensare il calo della domanda interna e capitalizzare il patrimonio di cultura della qualità che contraddistingue il bel Paese. “Bello e ben fatto” è una classificazione che si riferisce a prodotti contraddistinti da un’alto livello di qualità e da un processo produttivo che premia design, materiali, ricercatezza e lavorazioni.

Prodotti di fascia medio-alta, destinati ad un pubblico esigente, ma senza indugiare negli eccessi dell’extra lusso. Secondo le stime, nel 2019 ci saranno nel mondo 202 milioni di nuovi benestanti rispetto al 2013, con un aumento del valore delle importazioni di 66 miliardi, pari al 45%. Il valore totale delle importazioni arriverà quindi a toccare i 212 miliardi nel 2019. Interessanti bacini di domanda fanno la loro comparsa in mercati fino a pochi anni fa poco rilevanti o limitati a piattaforme di produzione a basso costo. Mutano gli assetti sociali; aumenta il numero di “nuovi ricchi”, una classe il cui potere di acquisto è in grado di mutare la conformazione interna della domanda. La nuova classe benestante è più giovane, composta anche dal pubblico femminile, più aperta al cambiamento e disposta ad abbracciare modelli di consumo provenienti dall’estero; il consumo assume valenze simboliche, i prodotti diventano simboli di status ed assumono valenza sociale.

Sulla base di quest’ottica l’export del filestyle made in Italy, ricco di cultura, colori e suggestioni, è in grado di cogliere l’opportunità e giocare un ruolo da protagonista. Con una quota di mercato attuale pari al 8%, se questa quota rimarrà costante nei prossimi cinque anni il valore delle esportazioni potrà balzare dagli odierni 11,8 miliardi ad un totale di 16,6 miliardi nel 2019. L’export quindi può essere visto non solo come una mossa difensiva per compensare le carenze della domanda interna, ma anche, perché no, come una frontiera aperta capace di favorire lo sviluppo di nuove aziende, specializzate nel commercio internazionale.

Export: Russia e Cina i bacini più prolifici

Il grafico generale lascia pochi dubbi su quali siano i paesi con prospettive di crescita migliori. Russia, Cina ed Emirati Arabi si contendono il podio con crescite e dimensioni poderose, in previsione entro il 2019. La Malesia, di cui a abbiamo già accennato, sfiora un margine di crescita del 40%. Buone prospettive di crescita anche per Arabia Saudita, Vietnam ed India.

import mercati con russia, EAU, Cina, Polonia

Variazioni di opportunità per settore

Secondo il rapporto “Esportare la dolce vita” le opportunità di export sono diversificate in base al macro settore produttivo di riferimento. Diamo qui un resoconto grafico sintetico che combina svariati grafici reperibili nel rapporto.

import mercati

Il settore dell’ottica dovrà destinare un’attenzione particolare ai paesi asiatici, La Russia in particolare è dotata di margini di crescita vicini all’80%. Leader nel settore rimane la Cina, con proiezioni superiori ai 480 milioni. Ampi margini di crescita anche per il sud America grazie a Brasile e Messico.

Nel settore oreficeria e gioielleria, il bacino di riferimento resterà quello degli Emirati Arabi Uniti, sia per dimensione assoluta della domanda, sia per margini di crescita, che assorbiranno quasi la metà dei sei miliardi in più delle esportazioni mondiali entro il 2019. Prosegue lo spostamento verso est dei flussi della domanda, con crescite consistenti per India, Ciba e Russia.

Per le calzature la Russia rimane il mercato di riferimento. A sorprendere è il Kazakistan, in grado di assorbire una crescita di quasi un miliardo di Euro, superando, anche se di poco, i due miliardi entro il 2019 – va specificato che il valore dell’import è falsato dal flusso di transito proveniente dal mercato Cinese, frutto dell’unione doganale fra Kazakistan e Russia.

Anche sul fronte abbigliamento la Russia e, in seconda battuta, Emirati Arabi, dominano la scena con una stima combinata vicina ai 20 miliardi di Euro per il 2019. Vietnam e Malesia si attestano rispettivamente al terzo e quarto posto.

Nel settore arredamento Malesia, Emirati Arabi, Russia, Arabia Saudita e Cina assorbono da sole circa la metà della domanda; in forte ascesa anche Messico, Polonia ed India.

Infine, nel comparto alimentare la Cina si conferma bacino principale, con una crescita prevista di circa il 40%. Russia e Messico si confermeranno rispettivamente secondo e terzo importatore mondiale.

Guerre e sanzioni. L’export in Russia è ancora la scelta privilegiata?

Da un punto di vista prettamente economico la Russia rimane uno dei principali bacini di riferimento per l’assorbimento dell’export made in Italy, e questa tendenza è destinata a proseguire in modo rilevante negli anni a venire.

Di tutt’altro impatto sono le problematiche geopolitiche legate agli attriti tra Russia ed Ucraina e, recentemente, tra Russia e Georgia.
Gli elementi di incertezza nelle recenti vicende sono davvero molti.. Non è anzitutto dato di sapere fino a che punto sanzioni e risoluzioni internazionali possano minare la possibilità di rapporti di import-export tra Russia e paesi occidentali. L’eventualità della costituzione di rapporti economici privilegiati, che mirino a rinforzare gli scambi intra asiatici ed escludere i paesi occidentali, non è da escludere a priori.
Non possiamo neppure prevedere se, ed in che misura, le ambizioni Russe possano generare ulteriori tensioni internazionali. E’ di pochi giorni fa la notizia, poco rassicurante, che la Russia starebbe valutando l’uscita dal trattato internazionale sui missili nucleari.
Il quattro ed ultimo elemento di incertezza deriva dal modo in cui la politica italiana deciderà di posizionarsi nel caso si sviluppi un’escalation delle ostilità. Gli interessi verso gli alleati occidentali da una parte, e quelli economici per l’export in Russia dall’altra, potrebbero mettere la politica italiana in seria difficoltà nell’atto di stabilire una linea d’azione coerente.

Fonti

Questa sintesi si basa sulla V edizione della ricerca “Esportare la dolce vita. Cultura, strategie delle imprese e focus Russia” pubblicata dal Centro Studi Confindustria e Prometeia, con il contributo di ANFAO, ANICA, Assocalzaturifici, Federalimentare, FederlegnoArredo, Federorafi e SMI. E’ possibile visualizzare il PDF presso questo URL.
Ai dati del rapporto, dal quale abbiamo estratto proiezioni e dati statistici, abbiamo aggiunto nozioni ed informazioni relative alla facilità di accesso al credito ed alle procedure per la costituzione di nuove imprese, reperibili sul sito di International Finance Corporation.
I grafici e le infografiche presentate nell’articolo sono stare realizzate ad hoc da Handmade sulla base dei dati tratti dalle fonti.

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