Facebook : comprare like è una fregatura; ecco le alternative

Pubblicato in Conversazioni il 24 giugno 2014

Comprare like su Facebook è una pratica masochistica. Non tanto perché è una mossa dubbia (qui il giudizio è personale); piuttosto, perché comprare “mi piace” diminuisce matematicamente la capacità della pagina di raggiungere gli utenti.

Detto in altri termini: maggiore è il numero di like, minore è il ROI che la pagina è in grado di generare. Noi ti spieghiamo il perché, e ti diamo anche qualche consiglio alternativo per aumentare il numero la visibilità in modo naturale.

Come funziona Edgerank

Per capire quale sia la reale portata del danno causato dai finti like, dobbiamo anzitutto capire il modo in cui il social network decide quali contenuti visualizzare.

Edgerank (in realtà non si chiama più così, ma facciamola semplice) è l’algoritmo utilizzato da Facebook per calcolare quali contenuti devono essere visualizzati nella timeline di ciascun utente. Gli aggiornamenti vengono mostrati soltanto ad una piccola parte del totale degli iscritti alla pagina. Questo significa che, ad esempio, se la mia pagina ha 100 like ed io posto un aggiornamento, al massimo  una ventina di persone saranno in grado di visualizzarlo.

facebook-news-feed-edgerank-algorithm

L’engagement del mio post, ovvero la quantità di commenti, like e visualizzazioni, è un fattore molto importante per Facebook, che utilizza queste e (molte) altre informazioni per decidere se gli aggiornamenti della mia pagina debbano essere visualizzati da un numero maggiore o minore di persone.

Ecco dove sta la fregatura dei like comprati

Se sei arguto avrai già intuito dove vogliamo arrivare; ma noi te lo spieghiamo lo stesso. I problemi sono tre.

Punto uno: partiamo dall’assunto che il like comprato non porta nuovi clienti, perché non proviene da persone vere. Nella maggior parte dei casi, lavoratori asiatici vengono pagati qualche spicciolo per mettere “mi piace” su decine di pagine, ogni giorno.

Punto due: se la mia pagina raggiunge solo una parte degli utenti, allora è chiaro che maggiore è il numero di like fasulli, minore è il numero di utenti reali (leggi: potenziali clienti) che vedranno la mia news. Se, ad esempio, la mia pagina ha 10,000 like, e di questi solo 100 sono autentici, raggiungerò al massimo una ventina di utenti veri,  e circa 2000 utenti fasulli. Qualcuno potrebbe arguire che il numero di utenti veri raggiunti è lo stesso, con o senza finti like, ma il punto tre spiega perché non è così.

Punto tre: se è vero che l’engagement della mia pagina è utilizzato per premiare o penalizzare il mio contenuto, allora maggiore è il numero di like fasulli, minore è la probabilità che la mia news venga commentata o cliccata; di conseguenza, il mio contenuto verrà penalizzato, oppure avrà successo in zone geografiche probabilmente irrilevanti (principalmente paesi asiatici).

Per concludere: maggiore il numero di falsi, minore è la portata reale della mia pagina, e con essa il ritorno d’investimento. Se non sei ancora convinto, ecco un celebre video che ti spiega il problema (in inglese).

Qualche soluzione “alternativa”

Naturalmente, non dobbiamo farci illusioni; i nostri contenuti non raggiungeranno mai la totalità dei nostri fans nemmeno se essi sono al 100% autentici. A questo punto abbiamo due possibilità: o paghiamo Facebook per ottenere visibilità, oppure cerchiamo qualche soluzione “alternativa”. Noi te ne presentiamo due; ovviamente a puro scopo didattico e senza garanzia alcuna.

Primo trucco: creare un account utente anziché una pagina. Un’account utente non è limitato allo stesso modo in cui lo è una pagina. I nostri aggiornamenti, quindi, potranno essere letti da un numero assai maggiore di persone. Naturalmente, Facebook non vede di buon occhio questa strategia. Cerchiamo quindi di non esagerare, oppure, se possibile, di camuffare la pagina in modo convincente. Se non vuoi rischiare, puoi sempre utilizzare l’account personale per promuovere la tua pagina aziendale.

Secondo trucco: ripetere lo stesso aggiornamento più volte. Se è vero che un singolo aggiornamento raggiunge solo una piccola parte del totale di fans, è anche vero che, ripetendo 5 o 10 volte la stessa news, potremmo raggiungere un numero maggiore di persone. Anche in questo caso, è possibile che il social network, prima o poi, consideri questo comportamento un abuso del sistema. Al momento, comunque, non sembrano esserci segnalazioni al riguardo.

Terzo trucco: postare all’interno di pagine correlate. Se postiamo il contenuto delle nostre pagine all’interno di pagine molto popolari, otteniamo due effetti positivi. Il primo è, ovviamente, dato dalla visibilità di queste pagine. Il secondo è dato dal fatto che, in qualche modo, Facebook riconosce il collegamento tra la nostra pagina e quella in cui abbiamo postato. Se un’utente ha fatto like su entrambe le pagine, la probabilità di visualizzare il nostro post nel suo feed aumenta.

Quarto trucco: postare contenuto ad alto engagement. Possiamo destinare una certa percentuale dei nostri post a contenuti molto polari o controversi: gossip, notizie hot, scandali, e via dicendo. In questo modo, Facebook riconoscerà che i nostri post, mediamente, sono molto popolari, e condividerà in modo più diffuso anche tutti gli altri post, quelli propriamente strategici. Lo svantaggio di questa tecnica è la possibile discrepanza in termini di contenuti rispetto al tema originale.

Conclusione

Questi, in sostanza, i piccoli trucchi che abbiamo raccolto qua e la nella rete per far fronte alle limitazioni imposte da Facebook. E voi, avete qualche suggerimento da condividere?

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