5 trend bolliti da non (ab)usare nelle campagne social

Pubblicato in Intelligence il 06 giugno 2014

Non c’è dubbio che il fronte dei social network abbia segnato una piccola rivoluzione in ambito branding,  generando un terreno sul quale marche e persone comuni si incontrano / scontano, spesso con risultati del tutto imprevedibili. Se, infatti, molte aziende hanno fatto fortuna con Twitter & co., altre non hanno ancora capito che i social media sono un luogo dove il contenuto, anche quello specifico della marca, è contrattato, non imposto agli utenti. Se l’azienda pecca in originalità e metodo, i risultati possono essere semplicemente disastrosi.

Oggi voglio presentarvi una serie di errori (in gergo #epicfail) che un’azienda ben sincronizzata con il suo pubblico deve assolutamente evitare nella sua comunicazione. Dove possibile, inserirò degli esempi concreti, tanto per rigirare il coltello nella piaga..

#1 Chiedere alle persone di fare cose ridicole

Sembra che una campagna social non possa esistere senza sdoganare un selfie o un video in cui gli utenti, pur di vincere qualche premio particolare, sono disposti a compiere azioni rocambolesche di ogni genere. Il concetto, sulla carta, funziona: offro un premio a chi condivide il mio brand, aumento la conversazione e la visibilità, tutti si divertono. Il problema nasce quando la campagna diventa oggetto di scherno; esattamente quello che è successo a Pittarosso, che ci propone di eseguire live la danza del suo sfortunato spot televisivo – quello che si è conquistato una parodia da 300,000 visualizzazioni su Youtube. Voi la fareste?

#2 Utilizzare lo slang di 20 anni fa

Probabilmente al management di Fonzies sembrava divertente usare frasi che fanno giovane del tipo: Tira fuori il Fonzies che è in te! Ecco la prima missione: scattati un selfie alla Fonzies mentre ti “swaghi”. La foto che osa di più si aggiudica un bel tot di Fonzies!.

La verità è che il risultato è un bizzarro mix di termini derivati dai mitici paninari degli anni ’80, neologismi improbabili ed, in generale un effetto inconsapevolmente comico che ha fatto il giro della rete.

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#3 Offendere culture locali in modo ingenuo

I commenti su Facebook alla campagna di Vigorsol orasivince sono davvero interessanti. Decine di persone hanno criticato il trattamento riservato ai mariachi, i famosi musicisti messicani, tempestando la pagina di critiche molto aspre.

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#4 Usare #hashtag senza un nesso logico

Utilizzati a (s)proposito ormai ovunque, li si trova nei titoli dei quotidiani online, nei post di Facebook, persino nei titoli dei volantini  del supermercato, dove non hanno altra funzione se non quella di sprecare il tempo di chi cerca di chiedersi cosa ci facciano li.. Quando poi si scambia addirittura Michelle Obama per Oprah, il risultato non può che essere comico.

obama

#5  Ignorare la possibilità di commenti negativi

La continua corsa verso l’engagement provoca talvolta effetti collaterali notevoli, soprattutto quando aziende dall’immagine controversa offrono agli utenti la possibilità di sfogarsi pubblicamente . E’ quello che è successo al comitato organizzatore di Expo 2015, ritrovatosi in un mare di.. commenti negativi quando ha iniziato la sua campagna #askexpo per la ricerca di volontari da inserire nei lavori.

E voi, cosa ne pensate? Credete ci siano altri trend che è bene abbandonare, o avete figuracce da segnalare? Perché non continuiamo la conversazione su twitter?

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